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venerdì 1 maggio 2009

Avevo sottovalutato il mio taglio di capelli. Eppure forse è cominciato tutto da lì. Direi che è cominciato un cammino catartico che non so dove mi porterà fisicamente e spiritualmente. In questi mesi ho ritrovato un po' di autostima, poca ma abbastanza per ricominciare.

Ho cominciato a parlare. Che non è poco, per una che ingoia i pensieri e sputa lacrime. Certo, sempre poco, un poco alla volta, a volte male e contorta. Ma è un inizio.

Quello che ho imparato è che tutto ciò che mi sembra insormontabile, è in realtà formato da tante piccole unità, che prese singolarmente, fanno ridere. Quello che sembra irrealizzabile è in realtà un insieme di piccoli passi, che presi uno ad uno, sono piacevoli e soddisfacenti.

Così, passo dopo passo, maturo la decisione che è ora di andarmene. Dico ad alta voce che me ne andrò in America. Questa volta solo andata.

La passione dei documenti è durata 10 mesi; ma come un bambino che non voleva nascere e che si è fatto attendere un po' troppo, è arrivato quel visto che nel suo piccolo è il simbolo di una ri-partenza.

Ora si mette un punto su un passato da non cancellare, ma da cui rinascere. Magari sposando Lui, che in fondo è La mia rinascita.

domenica 9 novembre 2008

La Porporah si chiede perchè mai in 21 anni di esistenza terrena, non si sia mai imbattuta nella pubblicità di viaggi in Kenia in tv alle 8 di sera. Si chiede se il Kenia venisse mai nominato in tv. Ergo si chiede perchè ora, come per magia, sia bombardata di offerte irresistibili per andare magari a vedere la nonna dell'abbronzato. 

La cosa buffa è che i pubblicitari ci credano tutti imbecilli. La cosa triste è che hanno paurosamente ragione. Quasi sempre. 

lunedì 3 novembre 2008

La frustrazione è sentire che tutto quello che fai non va bene. Poi neanche quello che dici va bene. Fondamentalmente quello che pensi non va bene. La frustrazione è sentire che c'è sempre qualcuno che è molto meglio di Te; che non sarebbe neanche tanto una frustrazione, se nonchè codesto qualcuno è considerato migliore di te solo perchè non è Te. L'importante è che abbia qualcosa diverso da Te e allora è perfetto, sarebbe l'ideale. La frustrazione è dimostrare qualcosa e non andar bene, ma sentirsi sempre inferiore a chi invece non dimostra nulla. La frustrazione è sentirsi ripetere sempre le stesse cose, senza mai un gesto e una parola che mettesse insieme il buon senso e l'affetto. Ma forse, la frustrazione, quella proprio che frustrates me the most , è avere sempre in bocca un vaffanculo che cerchi di tenere dentro solo per non discutere, ma che sta stretto e che a forza di arretrarlo nel palato, prima o poi, ti strozzerà. 

venerdì 24 ottobre 2008

Riflessione del dopo pranzo

Ho l'impressione che tutte queste proteste e cortei, che tutta l'attenzione ai social networks, tutte queste cose che iohoetuno, non siano tanto un modo per effettivamente dare importanza alle proprie azioni e/o pensieri, ma quanto un folle tentativo di fuggire dalla solitudine. Ho l'impressione che ci sia la spasmodica e smisurata ricerca di qualcosa che poi possa sfociare in un gruppo di persone e che l'obiettivo principale sia quello di appartenervi. Ecco ho l'impressione che l'importante sia il poter dire che anche io c'ero alla proteste contro la Gelmini ma non so bene perchè (cioè vedo alcuni veamente motivati e io anche se non lo sono ci vado), anche io ho facebook ma fondamentalmente aggiungo gente a c**o , anche io ho un blog e anche se non so cosa scriverci, come minimo lo apro e ci scrivo ciao. Ho l'impressione che la facilità odierna di accedere ad una moltitudine di possibilità che prima erano solo di una elite, invece di creare uno stimolo a migliorarsi, ci si è poi voltata contro concedendo una chance anche a chi o non è interessato o è oggettivamente limitato ad usufruire di quelle possibilità. Ho come l'impressione, insomma, che siamo tutti un po' soli, e che per non restare fuori da un ipotetico gruppo, qualunque esso sia, metteremmo da parte tutte le convinzioni, le idee, i pareri, le fedi, gli interessi che abbiamo. Ho come l'impressione quindi che la crisi preoccupante non sia solo quella finanziaria ma anche quella sociale. Anzi soprattutto quella sociale. Ma è solo un'impressione.

sabato 11 ottobre 2008

Il potere di un nome, anzi di un cognome

Procedere a slalom il sabato mattina in una coop sovraffollata di persone che forse acquistano derrate alimentari per i prossimi 5 anni in caso domani fallisse la Banca d'Italia, e sentire la gentile signorina che al microfono dice: "La signora Di Lauro è desiderata al punto ascolto", ecco dicevo che sentire questa cosa fa un certo effetto, cioè mi ha fatto accelerare il passo verso l'uscita temendo una strage di cassiere. 

mercoledì 8 ottobre 2008

Tocca stare attenti. Sempre


Quando vedi con i tuoi occhi che solo 2 su almeno 400 elettricisti rispondono positivamente ad un invito ad approfondire le proprie conoscenze su come riconoscere ed installare apparecchi a norma per impianti di illuminazione esterna, ti viene in mente che forse dovresti evitare assolutamente di appoggiarti o anche solo sfiorare i pali della luce per strada. Che ogni tanto qualcuno si arrostisce. E ora capisco anche perchè. 

domenica 5 ottobre 2008

Nonostante il ritorno momentaneo di un po' di sole, la Porporah si è spaventata della grandinata che ieri ha colpito lei e la sua macchina duramente. Per questo ha deciso che è arrivata l'ora di inaugurare ufficialmente questo freddo, cominciato troppo presto, perchè ormai è ottobre.In attesa di castagne e novello, l'inaugurazione si tiene con l'acquisto di un bel paio di pantofole. 

giovedì 2 ottobre 2008

Noi preoccupati? Ma no ...


Dopo mesi di allarme in primo piano, telegiornali stile è-arrivata-la-fine-del-mondo, banche che saltano, aziende che chiudono, risalto mondiale sulla crisi, sono stati capaci di intervistare il popolo italiano tirandone fuori un magnifico articolo in cui risulta che il 95% degli italiani è pessimista. Ma dai? Dopo il clima di terrore sparso dai media, noi italiani saremmo preoccupati? Ma di cosa? Che vada peggio di così ... ? 

lunedì 29 settembre 2008

Tra una pubblicità e un'altra

La Porporah ultimamente si è fissata con le pubblicità. Le guarda quasi con più piacere rispetto ai programmi. Le studia e si gode le musiche e le sfumature, la cura di ogni particolare, quasi maniacale. Però si è abbondantemente rotta i chimichanga di vedere, dopo questo scandalo che scandalo non è,  in 7 minuti di pubblicità almeno 4 spot di latte fatto solo ed esclusivamente in Italia e di yogurt fatto con latte di mucche rigorosamente italiane, che parlano italiano e muggiscono in italiano. Lo abbiamo capito.


Dopo la quarta pubblicità del latte tricolore, la Porporah si imbatte nella pubblicità del togo. Forse perchè è a dieta e quindi non può mettere le mani su quel dolcetto che vede in tv, la Porporah risulta essere molto critica su questa pubblicità, chiedendosi come faccia quella bella donnina dello spot a camminare a piedi nudi su una fila di auto accese chissà da quanto e ferme su un  ponte sotto il sole. Ecco la Porporah si chiede tutto questo memore di quando cercò di mettere un po' d'acqua nella sua macchina per lavare i vetri e lasciò le impronte digitali sul cofano bollente. 

Poi la Porporah ci ripensa su e conclude che il motivo per cui è affascinata dalle pubblicità è perchè sono irrealmente perfette. 

mercoledì 3 settembre 2008

Priceless

Lui, al telefono, mentre sta guidando ed evidentemente qualcuno gli taglia la strada:

- You fucking bastard! Cazz!

Per comprare un corso di italiano in dvd c'è forse la tua carta di credito, o qualche spicciolo al cinese di turno. Per imparare le imprecazioni c'è la Porporah.

Introdurre cazz nelle imprecazioni di un americano, con tanto di a allungata e un po' nasale come un buon pesarese direbbe, priceless. Very priceless.

lunedì 1 settembre 2008

Spaccherei il muro a pedate, ma non si può

E mi fa enormemente incazzare che si dia tutto per scontato. Che tanto fa lei (che sarei io). Tanto c'è lei (che sarei sempre io). Tanto un paio di palle, dico io. Ma perchè devo sempre essere lì pronta e libera per tappare i buchi? E se invece io fossi occupata? E se avessi dei programmi? E se porca di quella susina prima me lo chiedessi se posso farti il favore? No, perchè se posso fartelo, che sono libera, allora te lo faccio. Ma quando vengo a sapere dopo che si è già stabilito che devo fare una cosa, mi fa veramente girare gli almeniccoli. Ecco, l'ho detto. Non ne potevo più. Mi sembra sia una questione di rispetto, prendere in considerazione che potrei non tappare i buchi ai tuoi, e dico TUOI, fottutissimi programmi. Perchè se sono MIEI, devo sbrigarmela da sola. Se sono TUOI, allora devo fare io. Eccheccazzo.

sabato 30 agosto 2008

mah

Mi sorge spontanea una domanda. Ma se invece di fare l'autostrada alla Libia, non sarebbe più opportuno dare una sistematina alla nostra cara Salerno-Reggio Calabria? No, non so. A meno che, tutti quelli che hanno dominato l'Italia, ci risarcissero a loro volta. 1) Saremmo ricchi. 2) Noi non vedremmo comunque un centesimo e la Salerno-Reggio Calabria rimarrebbe così com'è. Un gioiellino. MAH.

martedì 26 agosto 2008

Ho capitolato all'ultimo


Ore 12.50. Lotta feroce con il pennarello blu in ufficio. Ha vinto lui. E dire che ancora 10 minuti e potevo andare a casa illesa.

lunedì 25 agosto 2008

Riflettendo ...


E' cambiata l'aria. Da un po' di giorni a dire il vero. Non solo le temperature si sono abbassate, ma è proprio arrivata l'aria di settembre. Quella fresca che arriva quando non te lo aspetti. Quando scendi dalla macchina calda per le troppe ore al sole e ti aspetti l'afa anche fuori e invece no. Arriva quando apri la finestra e non fai in tempo ad aprirla tutta che la porta sbatte. E' quell'aria che quando al mattino scanso le coperte per scendere dal letto, mi fa attraversare da un brivido e mi fa nascondere dentro una maglia. Quell'aria che con una maglia così è caldo e con una cosà è freddo e non sai mai come cazzo vestirti. Per chi è di Pesaro, è l'aria della Fiera di S.Nicola (fiera abbastanza grande che si svolge al mare lungo la costa in settembre). E' l'aria della smemoranda. Sì, quella che c'è quando entri dentro la cartolibreria del centro a comprare il diario. L'aria della scuola e del dai-muoviamoci-che-dobbiamo-finire-i-compiti-e-ancora-non-siamo-neanche-a-metà. E' inconfondibile. Le pelli abbronzate che si coprono su un lettino in riva al mare, come a voler dire io-di-qui-non-mi-muovo. E invece poi ci si muoverà. E anche parecchio, quando le giornate finiscono alle 8, già all'ombra da un pezzo e il buio inevitabile che cala. E' un'aria che mi porta sollievo nel corpo ma tristezza nell'animo. Anche se la scuola non c'è più e neppure la smemoranda. Ma ormai mi è dentro, e ad ogni respirata un ricordo affiora.

mercoledì 20 agosto 2008

Il silenzio stride. Eccome se stride

Cala il silenzio. E non so più cosa dire. Dopo quelle frasi di circostanza che si ripetono metodicamente ogni volta che ci si rivede, il silenzio si tuffa irrimediabilmete tra di noi. Vorrei dire tanto in realtà. Vorrei discutere in realtà. Vorrei che potessimo sforzarci a condividere qualcosa, visto che la vita ci ha voluto appoggiare relativamente vicini l'uno all'altra. E mi vergogno del mio disagio. Mi vergogno di non saper accettarti per come sei. Ma il momento dopo invece, mi incazzo, mi agito, perchè penso che fin dall'inizio non hai fatto nulla nemmeno tu per provare ad allargare la tua mente. Bè, allora ci provo io. Tento un approccio, un discorso, uno scambio di opinioni. E inesorabilemente i tuoi occhi piombano nello sconforto e nel grigiore, livido come il cielo d'inverno. Le solite risposte, prive di qualsiasi argomentazione, mi lasciano un amaro in bocca, quel sapore di sconfitta, di apatia. E allora mi viene da piangere. Mi viene da urlarti in faccia che se io ho perso, tu non hai di certo vinto. Che se io ho le mie colpe, tu hai le tue. Che le mie cadute sono le tue cadute.
Ma invece non urlo nulla. Rispondo con un va bene, distolgo lo sguardo e torno al computer.
Arriverà il momento che le occasioni saranno finite. E allora non si potrà fare nulla per recuperare qualcosa che forse non c'è mai stato.

sabato 16 agosto 2008

Ferragosto bagnato.Ferragosto fortunato.

E' calata la notte su questo Ferragosto bagnato. E' freddo in questo paesino sugli Appennini. Erano anni che non venivo qui, da un ritiro che feci con la mia squadra di pallavolo. Non è cambiato niente però. L'aria è sempre quella pulita e genuina, quella fresca che si mescola con l'odore dell'erba bagnata. Doveva essere uno di quei Ferragosto con il sole sulla pelle, i bambini che si rincorrono nel parco, i pisolini sotto gli alberi, la piadina al prosciutto, un libro per amico, la pipì fatta nei campi dietro le macchine parcheggiate che mi-scappa-e-non-ne-posso-più-e-non-so-dove-farla. Poi invece un temporale di quelli da Appennini si scatena alle 3 di pomeriggio e fa tanta acqua che il parco diventa malta, i tendoni che ricoprono un palchetto sono gonfi di pioggia che quasi non ne reggono il peso. E l'acqua cade a intervalli fino a notte fonda. E dei progetti fatti non rimane che la piadina al prosciutto e la pipì fatta nei campi dietro le macchine parcheggiate che mi-scappa-e-non-ne-posso-più-e-non-so-dove-farla, con l'inconveniente che l'erba alta e bagnata ti fa solletico e il lato b si gela con l'aria che sembra venire da un'ipotetica giornata di autunno. Invece è solo il 15 agosto ma l'estate sembra essersi stancata di soffiare il vento caldo e sembra si stia godendo un meritato riposo. Peccato che abbia scelto proprio la settimana di ferie della Porporah.

giovedì 7 agosto 2008

Allegra




Che poi con sto caldo a carreggiare l'acqua su e giù, mica va bene. E scarica dalla macchina e portala al di là del cancello e portala dentro e caricala in ascensore e ariscaricala dentro casa. Cioè mica va bene. Mica si può fare tutta sta fatica per bere. E per tutti i chimichanga. Era meglio andare a lavorare, era meglio. Almeno c'è l'aria condizionata. Ecco, quando mi lamenterò del lavoro, ricordatemi l'acqua per piacere.

Almeno lei è Allegra.

domenica 27 luglio 2008

Mi preoccupo


L'ho fatto di nuovo. Per la seconda volta. Qui almeno avevo la scusa del ritorno traumatico e del lungo viaggio. Ma ora non ho scuse. Sembra che Lui mi abbia chiamato e io abbia risposto mentre dormivo. Sempre a tema. Ho rispento pure la tv. Mi sono svegliata alle 5 e non vedendo la chiamata, l'ho chiamato io. Constatando che Lui aveva chiamato. Di nuovo. E io non mi ricordo niente. Di nuovo. Comincio a preoccuparmi. Parecchio.

Anch'io un po' come Cavallo Pazzo

Perchè bando alle chiacchiere, signori miei: l'infelicità non ha solo il volto della fame e del freddo. Ha anche quello della solitudine che gela quando appartieni ad un mondo scomparso o incompreso, quando sei costretto a vivere in un ambiente nel quale non ti riconosci e vieni schernito ridicolizzato perseguitato dalla volgarità.

Tratto da Insciallah
(Oriana Fallaci)


E allora così leggendo, mi viene da dire chi non si è mai sentito come il Capo di Stato Maggiore Cavallo Pazzo, al quale rubavano la penna con su scritto God-save-the-Queen e gliela restituivano con God-save-Lenin. Chi mai non si è sentito così spaesato come lui, finendo a gridare ai cecchini "Mors malorum finis est".

lunedì 21 luglio 2008

Cari nipoti ...

La serata è tiepida e scende su questo parco polveroso, tra una cassa di pesche e un frigo pieno di gelati. Finisce un buon tango e comincia un foxtrot dal ritmo ancora contagioso, nonostante siano passati un po' di anni. Una signora ormai avanti con l'età comincia a muovere l'anca a destra e a sinistra, ondeggiando saltella da un piede all'altro, imitando un po' la volpe da cui prende il nome questo ballo. Stringe la mano di suo marito mentre si avvicinano alla pista e con una giravolta cominciano a muoversi a tempo di musica. Come 50 anni fa. E si sorridono e si scambiano uno sguardo di soddisfazione. Si perdono in quelle note che sono le stesse di quando si chiedeva alla donna di ballare, quando era un gioco di seduzione e sguardi. Di quando le donne usavano l'olio di oliva per rendere lucenti i capelli, perchè la brillantina costava troppo. Di quando gli uomini, magari con le scarpe rotte, andavano a ballare ogni sera, per dimenticare le giornate passate a cercar di mettere insieme la cena. Questi due nonnetti fanno il giro della pista come se fosse la prima volta e anche a me viene da saltellare per tenere il ritmo a una canzone che nonostante sia molto più vecchia di me, conosco e canto. E allora mi chiedo tra 50 anni, noi, cosa balleremo coi nostri mariti? Che cosa ci ricorderemo delle nostre mogli? Sguardi di intesa a ritmo di tecno? I drink più buoni della riviera? Le chattate su msn?Non vorrei mai che questi 50 anni passassero in fretta, però, a volte, mi viene una voglia incontrollabile di essere già lì, con una vita alle spalle, per vedere cosa avremo, noi, da raccontare ai nipoti.