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sabato 12 giugno 2010

Anno n° 1

Donca. Diceva la mia bisnonna arci pesarese.
Qui c'è da fare una considerazione.
Oggi è esattamente un anno che mi sono trasferita. Quindi ci sta una considerazione, no?

Non riesco a mettere a fuoco l'anno passato a dir la verità. E' un miscuglio di immagini, odori e ricordi. Un anno fa ero su un aereo con alle spalle una vita e davanti un'altra. Non sapevo cosa aspettarmi nè dall'una nè dall'altra. Una volta atterrata, sono uscita da quell'aereo e invece di trovare un scala che mi facesse scendere, ne ho trovata una che andava verso l'alto. Non sapendo cosa fare, come un bimbo appena nato, ho cominciato a salire un gradino alla volta. Tutta in salita, un passo dietro l'altro.

Un anno dopo, sono ancora lì su quella scala, ma qualche gradino più in alto.

Consigli per chi vuole provare questa esperienza:

1 - Verificare che la scala fuori dall'aereo sia in discesa

2 - Portare con sè un libro sull'autostima

3 - Riempire la porta del frigorifero di calamite e foto stupide

lunedì 29 marzo 2010

Aspettando il marito con la cena

Aspettando il marito con la cena mi guardo allo specchio e noto gli effetti devastanti della giornata al lago di ieri. Le mie orecchie bruciate sono rosse e gonfie. Paro Dumbo, paro.

Aspettando il marito con la cena, penso che le cose capitano e non si sa il perchè. E penso che alla fine fai e fai, ma poi devi arrenderti a quella percentuale di Caso, Fato, Destino o Cammino che capiterà, no matter what.

Aspettando il marito con la cena, cerco un volo verso la Madre Patria per vedere una di quelle persone che non dimenticherò mai.

sabato 15 agosto 2009

Ferragosto 09

Il 15 agosto di un anno fa ero sugli Appennini a gelarmi tra il profumo di pioggia.


Oggi sono in un appartamentino a Austin Texas tra i cactus, il sole e i suoi 40 gradi.

Come cambiano le cose, direi.



venerdì 1 maggio 2009

Avevo sottovalutato il mio taglio di capelli. Eppure forse è cominciato tutto da lì. Direi che è cominciato un cammino catartico che non so dove mi porterà fisicamente e spiritualmente. In questi mesi ho ritrovato un po' di autostima, poca ma abbastanza per ricominciare.

Ho cominciato a parlare. Che non è poco, per una che ingoia i pensieri e sputa lacrime. Certo, sempre poco, un poco alla volta, a volte male e contorta. Ma è un inizio.

Quello che ho imparato è che tutto ciò che mi sembra insormontabile, è in realtà formato da tante piccole unità, che prese singolarmente, fanno ridere. Quello che sembra irrealizzabile è in realtà un insieme di piccoli passi, che presi uno ad uno, sono piacevoli e soddisfacenti.

Così, passo dopo passo, maturo la decisione che è ora di andarmene. Dico ad alta voce che me ne andrò in America. Questa volta solo andata.

La passione dei documenti è durata 10 mesi; ma come un bambino che non voleva nascere e che si è fatto attendere un po' troppo, è arrivato quel visto che nel suo piccolo è il simbolo di una ri-partenza.

Ora si mette un punto su un passato da non cancellare, ma da cui rinascere. Magari sposando Lui, che in fondo è La mia rinascita.

giovedì 20 novembre 2008

C'è un equilibrio tutto particolare tra la volontà di mostrarsi forti e la voglia di dimostrare che no, non lo si è. C'è questa sottilissima linea tra una lacrima e uno sguardo indifferente che a volte è così difficile intuire quale sia il momento giusto per reagire nel modo giusto. 

Ci sono visioni che turbano profondamente e immagini  che hanno la incredibile capacità di penetrarti dentro come l'aria gelata di questa mattina, di arrivare in fondo fino all'osso e restare stampate in mente, nero su bianco, come una radiografia. 
La cosa sconcertante è che non ci si accorge di stare accumulando queste immagini e questi pensieri uno su l'altro, come una pila di libri alta fino al soffitto, che barcolla a destra e a sinistra e che aspetta solo l'ultimo manuale di essere posato in cima e rovesciare a terra rumorosamente. 
E' allora che ci si sveglia dal torpore, che ci si muove verso la reazione, che si cerca di mostrare lo sguardo indifferente, ma che invece la reazione inevitabile è una lacrima necessaria. 

domenica 9 novembre 2008

La Porporah si chiede perchè mai in 21 anni di esistenza terrena, non si sia mai imbattuta nella pubblicità di viaggi in Kenia in tv alle 8 di sera. Si chiede se il Kenia venisse mai nominato in tv. Ergo si chiede perchè ora, come per magia, sia bombardata di offerte irresistibili per andare magari a vedere la nonna dell'abbronzato. 

La cosa buffa è che i pubblicitari ci credano tutti imbecilli. La cosa triste è che hanno paurosamente ragione. Quasi sempre. 

lunedì 3 novembre 2008

La frustrazione è sentire che tutto quello che fai non va bene. Poi neanche quello che dici va bene. Fondamentalmente quello che pensi non va bene. La frustrazione è sentire che c'è sempre qualcuno che è molto meglio di Te; che non sarebbe neanche tanto una frustrazione, se nonchè codesto qualcuno è considerato migliore di te solo perchè non è Te. L'importante è che abbia qualcosa diverso da Te e allora è perfetto, sarebbe l'ideale. La frustrazione è dimostrare qualcosa e non andar bene, ma sentirsi sempre inferiore a chi invece non dimostra nulla. La frustrazione è sentirsi ripetere sempre le stesse cose, senza mai un gesto e una parola che mettesse insieme il buon senso e l'affetto. Ma forse, la frustrazione, quella proprio che frustrates me the most , è avere sempre in bocca un vaffanculo che cerchi di tenere dentro solo per non discutere, ma che sta stretto e che a forza di arretrarlo nel palato, prima o poi, ti strozzerà. 

venerdì 24 ottobre 2008

Riflessione del dopo pranzo

Ho l'impressione che tutte queste proteste e cortei, che tutta l'attenzione ai social networks, tutte queste cose che iohoetuno, non siano tanto un modo per effettivamente dare importanza alle proprie azioni e/o pensieri, ma quanto un folle tentativo di fuggire dalla solitudine. Ho l'impressione che ci sia la spasmodica e smisurata ricerca di qualcosa che poi possa sfociare in un gruppo di persone e che l'obiettivo principale sia quello di appartenervi. Ecco ho l'impressione che l'importante sia il poter dire che anche io c'ero alla proteste contro la Gelmini ma non so bene perchè (cioè vedo alcuni veamente motivati e io anche se non lo sono ci vado), anche io ho facebook ma fondamentalmente aggiungo gente a c**o , anche io ho un blog e anche se non so cosa scriverci, come minimo lo apro e ci scrivo ciao. Ho l'impressione che la facilità odierna di accedere ad una moltitudine di possibilità che prima erano solo di una elite, invece di creare uno stimolo a migliorarsi, ci si è poi voltata contro concedendo una chance anche a chi o non è interessato o è oggettivamente limitato ad usufruire di quelle possibilità. Ho come l'impressione, insomma, che siamo tutti un po' soli, e che per non restare fuori da un ipotetico gruppo, qualunque esso sia, metteremmo da parte tutte le convinzioni, le idee, i pareri, le fedi, gli interessi che abbiamo. Ho come l'impressione quindi che la crisi preoccupante non sia solo quella finanziaria ma anche quella sociale. Anzi soprattutto quella sociale. Ma è solo un'impressione.

sabato 11 ottobre 2008

Il potere di un nome, anzi di un cognome

Procedere a slalom il sabato mattina in una coop sovraffollata di persone che forse acquistano derrate alimentari per i prossimi 5 anni in caso domani fallisse la Banca d'Italia, e sentire la gentile signorina che al microfono dice: "La signora Di Lauro è desiderata al punto ascolto", ecco dicevo che sentire questa cosa fa un certo effetto, cioè mi ha fatto accelerare il passo verso l'uscita temendo una strage di cassiere. 

mercoledì 8 ottobre 2008

Tocca stare attenti. Sempre


Quando vedi con i tuoi occhi che solo 2 su almeno 400 elettricisti rispondono positivamente ad un invito ad approfondire le proprie conoscenze su come riconoscere ed installare apparecchi a norma per impianti di illuminazione esterna, ti viene in mente che forse dovresti evitare assolutamente di appoggiarti o anche solo sfiorare i pali della luce per strada. Che ogni tanto qualcuno si arrostisce. E ora capisco anche perchè. 

lunedì 29 settembre 2008

Tra una pubblicità e un'altra

La Porporah ultimamente si è fissata con le pubblicità. Le guarda quasi con più piacere rispetto ai programmi. Le studia e si gode le musiche e le sfumature, la cura di ogni particolare, quasi maniacale. Però si è abbondantemente rotta i chimichanga di vedere, dopo questo scandalo che scandalo non è,  in 7 minuti di pubblicità almeno 4 spot di latte fatto solo ed esclusivamente in Italia e di yogurt fatto con latte di mucche rigorosamente italiane, che parlano italiano e muggiscono in italiano. Lo abbiamo capito.


Dopo la quarta pubblicità del latte tricolore, la Porporah si imbatte nella pubblicità del togo. Forse perchè è a dieta e quindi non può mettere le mani su quel dolcetto che vede in tv, la Porporah risulta essere molto critica su questa pubblicità, chiedendosi come faccia quella bella donnina dello spot a camminare a piedi nudi su una fila di auto accese chissà da quanto e ferme su un  ponte sotto il sole. Ecco la Porporah si chiede tutto questo memore di quando cercò di mettere un po' d'acqua nella sua macchina per lavare i vetri e lasciò le impronte digitali sul cofano bollente. 

Poi la Porporah ci ripensa su e conclude che il motivo per cui è affascinata dalle pubblicità è perchè sono irrealmente perfette. 

giovedì 25 settembre 2008

Costretta da quest'uomo a cambiare la foto nel template non si sa bene il perchè, la Porporah si sente assolutamente fiacca. Sarà per la necessità del maglione a settembre, sarà perchè si è intorpidita con il camino acceso e il ghiacciolo in mano creando un ossimoro vivente, sarà che ... neanche lei lo sa, ma non trova neanche la forza di scrivere sul blog, abbandonato come un cane in autostrada il 14 di agosto. La Porporah promette, ma non le credete, che si impegnerà a tornare a recuperare il cagnolino, per non passare il 15 di agosto sommersa dal rimorso. 

sabato 6 settembre 2008

Forse non aiuta, o forse sì

Capitando sul blog di U Vizzarru, trovo questo post che ripropone una storia che avevo già letto in precedenza. L'ho riletta volentieri e, esortata dalla richiesta alla fine del post, la ripropongo a tutti voi, sperando che forse aiuti a qualcosa. Non so se il racconto citi fatti veri, ma mi sembra irrilevante. L'importante è rifletterci sopra.


Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, cosi ho bevuto una Sprite. Mi son sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa e finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava... Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: "Il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco". Mamma, la sua voce sembra così lontana... Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: "Questa ragazza non ce la farà". Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire... Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare... Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva... La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura... Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata... Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo... Ti voglio bene e.... addio.
Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva... scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza. Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli... Potresti perdere l'opportunita, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo.
Questo piccolo gesto può fare la differenza. Non ti costa nulla: mettilo anche nel tuo blog, grazie

sabato 30 agosto 2008

mah

Mi sorge spontanea una domanda. Ma se invece di fare l'autostrada alla Libia, non sarebbe più opportuno dare una sistematina alla nostra cara Salerno-Reggio Calabria? No, non so. A meno che, tutti quelli che hanno dominato l'Italia, ci risarcissero a loro volta. 1) Saremmo ricchi. 2) Noi non vedremmo comunque un centesimo e la Salerno-Reggio Calabria rimarrebbe così com'è. Un gioiellino. MAH.

lunedì 25 agosto 2008

Riflettendo ...


E' cambiata l'aria. Da un po' di giorni a dire il vero. Non solo le temperature si sono abbassate, ma è proprio arrivata l'aria di settembre. Quella fresca che arriva quando non te lo aspetti. Quando scendi dalla macchina calda per le troppe ore al sole e ti aspetti l'afa anche fuori e invece no. Arriva quando apri la finestra e non fai in tempo ad aprirla tutta che la porta sbatte. E' quell'aria che quando al mattino scanso le coperte per scendere dal letto, mi fa attraversare da un brivido e mi fa nascondere dentro una maglia. Quell'aria che con una maglia così è caldo e con una cosà è freddo e non sai mai come cazzo vestirti. Per chi è di Pesaro, è l'aria della Fiera di S.Nicola (fiera abbastanza grande che si svolge al mare lungo la costa in settembre). E' l'aria della smemoranda. Sì, quella che c'è quando entri dentro la cartolibreria del centro a comprare il diario. L'aria della scuola e del dai-muoviamoci-che-dobbiamo-finire-i-compiti-e-ancora-non-siamo-neanche-a-metà. E' inconfondibile. Le pelli abbronzate che si coprono su un lettino in riva al mare, come a voler dire io-di-qui-non-mi-muovo. E invece poi ci si muoverà. E anche parecchio, quando le giornate finiscono alle 8, già all'ombra da un pezzo e il buio inevitabile che cala. E' un'aria che mi porta sollievo nel corpo ma tristezza nell'animo. Anche se la scuola non c'è più e neppure la smemoranda. Ma ormai mi è dentro, e ad ogni respirata un ricordo affiora.

mercoledì 20 agosto 2008

Il silenzio stride. Eccome se stride

Cala il silenzio. E non so più cosa dire. Dopo quelle frasi di circostanza che si ripetono metodicamente ogni volta che ci si rivede, il silenzio si tuffa irrimediabilmete tra di noi. Vorrei dire tanto in realtà. Vorrei discutere in realtà. Vorrei che potessimo sforzarci a condividere qualcosa, visto che la vita ci ha voluto appoggiare relativamente vicini l'uno all'altra. E mi vergogno del mio disagio. Mi vergogno di non saper accettarti per come sei. Ma il momento dopo invece, mi incazzo, mi agito, perchè penso che fin dall'inizio non hai fatto nulla nemmeno tu per provare ad allargare la tua mente. Bè, allora ci provo io. Tento un approccio, un discorso, uno scambio di opinioni. E inesorabilemente i tuoi occhi piombano nello sconforto e nel grigiore, livido come il cielo d'inverno. Le solite risposte, prive di qualsiasi argomentazione, mi lasciano un amaro in bocca, quel sapore di sconfitta, di apatia. E allora mi viene da piangere. Mi viene da urlarti in faccia che se io ho perso, tu non hai di certo vinto. Che se io ho le mie colpe, tu hai le tue. Che le mie cadute sono le tue cadute.
Ma invece non urlo nulla. Rispondo con un va bene, distolgo lo sguardo e torno al computer.
Arriverà il momento che le occasioni saranno finite. E allora non si potrà fare nulla per recuperare qualcosa che forse non c'è mai stato.

giovedì 7 agosto 2008

Allegra




Che poi con sto caldo a carreggiare l'acqua su e giù, mica va bene. E scarica dalla macchina e portala al di là del cancello e portala dentro e caricala in ascensore e ariscaricala dentro casa. Cioè mica va bene. Mica si può fare tutta sta fatica per bere. E per tutti i chimichanga. Era meglio andare a lavorare, era meglio. Almeno c'è l'aria condizionata. Ecco, quando mi lamenterò del lavoro, ricordatemi l'acqua per piacere.

Almeno lei è Allegra.

domenica 27 luglio 2008

Anch'io un po' come Cavallo Pazzo

Perchè bando alle chiacchiere, signori miei: l'infelicità non ha solo il volto della fame e del freddo. Ha anche quello della solitudine che gela quando appartieni ad un mondo scomparso o incompreso, quando sei costretto a vivere in un ambiente nel quale non ti riconosci e vieni schernito ridicolizzato perseguitato dalla volgarità.

Tratto da Insciallah
(Oriana Fallaci)


E allora così leggendo, mi viene da dire chi non si è mai sentito come il Capo di Stato Maggiore Cavallo Pazzo, al quale rubavano la penna con su scritto God-save-the-Queen e gliela restituivano con God-save-Lenin. Chi mai non si è sentito così spaesato come lui, finendo a gridare ai cecchini "Mors malorum finis est".

giovedì 17 luglio 2008

Scusa, sono di fretta



Non si ascolta più gli altri. Non si legge più attentamente quello che si sta leggendo. Si va così veloce , si deve sempre ottimizzare i tempi, così tanto che non si presta più attenzione. Me ne sono accorta quando all'indovinello "Quanti animali per specie Mosè ha portato sull'arca", io ho risposto due. E il ragazzo alla tv mi ha detto "Eh no, nessuno. Perchè Mosè non ha costruito nessuna arca". E ci sono rimasta così male. Perchè senti arca, animali e un nome che finisce con una "e" accentata e pensi già di sapere la risposta. Poi oggi elaborando dei questionari per dei dati statistici ho constatato che un buon 70% di persone nello spazio che dice anno di nascita ha risposto con la data di nascita. E non solo l'anzionotta di turno che ha cominciato a fare la parrucchiera a 13 anni. No, anche l'avvocato e la psicologa. Per cui scottata ancora dall'indovinello di ieri, oggi sono arrivata alla conclusione che non si sta attenti, quando si parla, si ascolta e si legge. Che vedi la sezione dedicata ai tuoi dati anagrafici, per cui pensi automaticamente che dove c'è la parola nascita, è perchè ti richiedono la data di nascita. E invece no. E io che mi altero ogni volta perchè nessuno riesce a compilare correttamente niente, mi rendo conto che IO molto probabilmente avrei scritto 02/02/1987. E questo mi mette di malumore.

martedì 1 luglio 2008

Ho sbagliato tutto nella vita (II parte)

Dovevo fare la parrucchiera. Scalare i capelli, tempo impiegato 8 minuti. € 37. Non redditizio quanto il dermatologo, ma 10 anni di studio in meno. Ho sbagliato tutto nella vita di nuovo.