giovedì 25 novembre 2010

Non ho un hobby

Non ho un hobby. Riflettendoci, non ce l'ho. Che ne so, fare lezioni di Bollywood, allenarmi per la gara di chi mangia più hotdog, fare le maglie ai gechi che il freddo sta per arrivare. Niente. Nel tempo libero, clicco.


E' un po' che quando arriva l'ora di pranzo mi sento energetica e non riesco a stare ferma. E' come se dovessi correre intorno al palazzo un paio di volte per rilasciare l'eccesso di energia. Che una volta lo farei davvero, solo per vedere se qualche collega mi chiede se è un uso tutto italiano quello di correre in tondo a pranzo.

Geiko non torna più a casa da un po'.

domenica 10 ottobre 2010

Il Geco e l'Asia

C'è un geco che ogni sera viene a dormire sul mio terrazzo. Si piazza sull'angolino riparato del soffitto e cerca di mimetizzarsi col colore del muro, invano. Due sere fa deve aver organizzato una serata romantica con una geca visto che erano in due accoccolati e mimetizzati.
Ieri sera Geico (così chiamato dalla famosa compagnia assicurativa) non è venuto, o forse è rientrato più tardi. In fondo era sabato sera anche per lui.

Ieri ho fatto il mio primo involtino primavera, grazie all'aiuto della mia vicina, che ci ha cucinato una cena tutta asiatica, imparata durante il suo lungo viaggio in Oriente. La cena è stata consumata indossando sarong asiatici dell'Asia.





mercoledì 7 luglio 2010

Il postino dice che

Il postino dice che gli piacciono i miei sandali. Io gli chiedo se si ricorda di me, quella che una mattina aveva la maglia dell'Italia addosso e siamo finiti a parlare di calcio. Lui dice che sì, adesso si ricorda e ricominciamo a parlare di calcio. Che peccato per l'Italia, che bella partita ieri, sì ma non l'ho vista perché lavoravo. Il postino dice che una volta aveva una maglia con scritto "Italia" e "Firenze" presa in Portogallo (!) e tutti gli chiedevano cosa vuole dire Firenze. E lui diceva che Firenze significa Florence e tutti gli dicevano che non era vero e che Florence si scrive F-l-o-r-e-n-c-e.

C'è un grillo che ha messo su casa sull'albero davanti alla finestra della camera. E canta da quando vado a letto a quando mi alzo.


sabato 12 giugno 2010

Nuda con una borsa blu

Prendo la chiave dalla borsa e la infilo nella serratura. Mi guardo intorno e scorgo un'ombra in fondo al corridoio. Mi giro di nuovo verso la porta e mi accorgo che sono scalza.

E le mie gambe sono nude.
E ... o mio Dio.
No, non è possibile.
Abbasso lo sguardo e, oh no.
Sono ... nuda. Completamente nuda.
Mi giro di scatto per vedere se c'è qualcuno.
Oh no.
Come sono finita in un anfiteatro pieno di gente? Mi aggrappo alla mia borsa blu e la spingo davanti a me. Ok. Nessuno mi ha visto e nessuno mi vedrà.
Uno, due, tre!
Corro più veloce che posso su per le scale e sento gli occhi delle persone su di me.
Su su su, veloce!
Fino a che arrivo al corridoio. Mi guardo intorno e non vedo nessuno.
Respiro e rimango sola, nuda con una borsa blu.

Anno n° 1

Donca. Diceva la mia bisnonna arci pesarese.
Qui c'è da fare una considerazione.
Oggi è esattamente un anno che mi sono trasferita. Quindi ci sta una considerazione, no?

Non riesco a mettere a fuoco l'anno passato a dir la verità. E' un miscuglio di immagini, odori e ricordi. Un anno fa ero su un aereo con alle spalle una vita e davanti un'altra. Non sapevo cosa aspettarmi nè dall'una nè dall'altra. Una volta atterrata, sono uscita da quell'aereo e invece di trovare un scala che mi facesse scendere, ne ho trovata una che andava verso l'alto. Non sapendo cosa fare, come un bimbo appena nato, ho cominciato a salire un gradino alla volta. Tutta in salita, un passo dietro l'altro.

Un anno dopo, sono ancora lì su quella scala, ma qualche gradino più in alto.

Consigli per chi vuole provare questa esperienza:

1 - Verificare che la scala fuori dall'aereo sia in discesa

2 - Portare con sè un libro sull'autostima

3 - Riempire la porta del frigorifero di calamite e foto stupide

venerdì 11 giugno 2010

Breaking News

Uffa.

Io ci provo e mi riprometto di scrivere, ma poi non si può. Ce n’è sempre una, che ne so … il telefono squilla, oppure una sera compro netflix e mi impallo a dare un voto ai film che ho visto, devo fare il pranzo per domani, mi fa male il pollice, l’irrigazione automatica è partita e cose così. Poi sto periodi lunghissimi senza rigurgitare un mare di parole e quando mi decido che è ora .. bè .. non so cosa scrivere. Cioè sono così tante le cose che vorrei dire che invece non le dico. E allora mi innervosisco e spengo tutto.

Poi però riaccendo. Dunque. La mia mente non può essere così in confusione che non riesco neanche a cominciare da qualche parte, no?

Allora. Ah sì. Ho comprato la macchina . E una. Vorrei tanto mangiare la piadina, tutta unta e piena di robaccia. E due. Ho tagliato i capelli dopo sei mesi. E tre.

Sto andando bene?

Vediamo. Ho bevuto troppo l’altra sera coi miei vicini di casa. Il chè ha avuto un’influenza positivissima sul mio punteggio di bowling con la wii, e sono stata acclamata vincitrice per la prima volta. Sono anche arrivata seconda per un punto dietro a mio marito nella seconda partita. Mai più bowling senza margarita.

Compro libri e li divoro in circa 2-3 giorni. E dopo rimango senza per settimane. E mi succede come col blog. Ci saranno migliaia di libri che voglio leggere. Poi vado in libreria e non so cosa comprare. Mi innervosisco e vado via.

Poi però ritorno e compro sempre qualcosa.

lunedì 29 marzo 2010

Aspettando il marito con la cena

Aspettando il marito con la cena mi guardo allo specchio e noto gli effetti devastanti della giornata al lago di ieri. Le mie orecchie bruciate sono rosse e gonfie. Paro Dumbo, paro.

Aspettando il marito con la cena, penso che le cose capitano e non si sa il perchè. E penso che alla fine fai e fai, ma poi devi arrenderti a quella percentuale di Caso, Fato, Destino o Cammino che capiterà, no matter what.

Aspettando il marito con la cena, cerco un volo verso la Madre Patria per vedere una di quelle persone che non dimenticherò mai.

giovedì 25 marzo 2010

Faccio il thè e

wow.

Il mio ultimo post risale a ottobre 2009.

Vorrei scrivere.. ma poi c'è da fare, ho sonno, ho fame e c'è sempre qualcosa che mi frena.

Sono in Terra straniera da quasi 10 mesi. 10 mesi di alti, 10 mesi di bassi (uh bassi bassi), ma 10 mesi. Senza vedere facce note quasi del tutto. Posso veramente dire di aver ricominciato. E' stato come rinascere per una seconda volta. Tutto ciò che ho imparato prima del 12 giugno 2009, sembra quasi non sia servito a niente.
Perchè ho dovuto imparare a parlare di nuovo. A costruirmi una casa. Ho dovuto riprendere la patente. Presentarmi al lavoro come se fosse stata la mia prima occupazione. Imparare le maniere, i detti, le abitudini.
Sembrava insormontabile e invece. E invece 10 mesi dopo sono seduta a casa, con una macchina parcheggiata fuori, un lavoro che mi aspetta domattina, una candela accesa sul tavolo e la zuppa di piselli sul fornello.

Vorrei fare, ma poi non so. Vorrei dire, ma poi è meglio di no.